Roberto Policano, detto “Rambo”

"Questo sì che uno da Toro, si compiacciono i tifosi".

Da sempre la fervida fantasia dei tifosi si sbizzarrisce nell’assegnare ai beniamini un soprannome, un nomignolo, un’etichetta. Attenzione, però: non accade con tutti, ma soltanto con quei giocatori che, per un verso o per un altro, la sanno stimolare, invitando suggestioni e invenzioni. A Roberto Policano, l’alter ego “Rambo” calza a pennello e altro migliore non si sarebbe potuto trovare.

Il fisico generoso, muscolato e potente, il carattere sanguigno e determinato, gli permettono in campo di illustrare al meglio un titolo tanto impegnativo, interpretando a tutto tondo il ruolo dell’impavido che non ha nulla da temere.

Avercene di giocatori come Policano, tanti a pensarlo, fra gli osservatori e gli addetti ai lavori.

Eh sì, perché al di là del dato tecnico, comunque di prim’ordine, un’altra dote lo mette in vetrina: la duttilità, l’intelligenza di sapere adattare le proprie qualità agonistiche e tattiche al ruolo che, sul momento, necessita alla squadra. Non ha paura di mettersi in gioco, sa affrontare le diverse zone del campo con la stessa autorità e, soprattutto, mantenendo il rendimento sempre su valori alti.

È così bravo ad adattarsi da rendere persino difficile stabilire quale sia, nello scacchiere del gioco, il suo collocamento ideale, per quanto dapprima il ruolo d’interno e quindi quello di laterale di difesa gli abbiamo dato, più di altri, le soddisfazioni  più chiare.

Policano arriva al Toro in uno dei tanti momenti di ricomposizione e riassetto del club. La sciagurata stagione 1988-89 si è chiusa, in modo del tutto inaspettato, con la discesa fra i cadetti, la seconda nella storia della società, trent’anni dopo il primo scivolone.

Fatti tecnici a parte, anche la presidenza è rinnovata, nella figura dell’ingegner Gian Mauro Borsano, illustre carneade nel mondo calcistico. Non lo spaventa giocarsi il primo campionato in Serie B, perché sa che la rosa di giocatori che sta mettendo insieme è una garanzia e fra i molti, spicca senz’altro il nome di Roberto Policano.

Arriva dalla Roma, la squadra della sua città natale, prima ha maturato intense stagioni al Genoa e ora è pronto per l’avventura in granata. Accetta di buon grado il passaggio di categoria, perché è consapevole di aggregarsi a un gruppo che farà senz’altro bene, affidato alla sapienza tattica di un super esperto di cadetteria: Eugenio Fascetti da cui il presidente Borsano si aspetta una pronta risalita. Come non farcela se nell’undici compaiono nomi del calibro di Cravero, Lentini, Marchegiani, Benedetti, Müller, Mussi, Skoro, Francesco Romano…

Il Toro viaggia sempre col vento in poppa e, per la bella volata vincente, non poco deve a Policano che da trequartista si disimpegna nel costruire e nell’interdire, senza dimenticare di avere in serbo un tiro al fulmicotone che frutta sette centri, terzo realizzatore di stagione dopo le due punte straniere.

Quando si torna a respirare l’aria rarefatta della A, arriva un nuovo colpo di scena: Fascetti cede la panchina a Emiliano Mondonico, e Policano è chiamato a un nuovo cambio di registro. Il neo tecnico lo vede bene come terzino di sinistra, a fare coppia con un nuovo arrivato, l’ex juventino Pasquale Bruno.

A dire il vero, un tandem piuttosto originale, quando lo si valuti in merito a una tradizione granata che ha sovente visto da un lato potenza e dall’altro stile (Capra-Bollinger; Ballarin-Maroso; Poletti-Fossati, Corradini-Francini…) e raramente battezzato una coppia tutta forza come questa. Ma l’esperimento funziona, tenuto conto che Policano non sacrifica alla compattezza la sua capacità di fluire, di spingere lungo la fascia con insidiose puntate.

L’energia che i due spigionano in campo è come un ciclone che da dietro si prende l’onere di spingere la squadra, allo stesso tempo badando a non sporgersi troppo, tanto che la difesa granata risulterà la miglior terza del torneo 1990-91 dopo quelle del Milan e della scudettata Sampdoria e persin meglio della concittadina Juventus.

E a proposito degli striscioni bianconeri Policano fa subito sentire la sua voce, conquistandosi al volo il delirio dei tifosi; va infatti a segno nei due derby di stagione: come meglio patentarsi coi sostenitori granata che in questo modo!

Questo sì che uno da Toro, si compiacciono i tifosi, e passi se nella stracittadina del 17 novembre 1991 quando invece di un gol è una scalciata da terra al volto del bianconero Casiraghi a esaltarli: nella foga di un derby concitato ci sta anche questo: ma che tempra quel Policano!

Quando lascia il campo va a raggiungere, già da tempo negli spogliatoi, il compagno Pasquale Bruno, pure lui cascato nella trappola delle provocazioni del centravanti juventino, autentico protagonista di giornata avendo pure messo a segno il gol che decide il match. La rivincita non si farà attendere: il derby di ritorno, infatti, si tingerà di granata (2-0) per una splendida doppietta del brasiliano Walter Casagrande.

Toste battaglie di campionato che preludono quelle di una Coppa UEFA che vede i granata arrivare fino all’ultimo atto di una finale che avrebbero strameritato di vincere. Nel contesto europeo Policano si fa in quattro, al servizio della squadra, assecondando le indicazioni del mister che lo utilizza in ogni zona del campo ed è fra i 13 che scendono in campo nella finalissima di Amsterdam.

Il mancato successo sgonfia un intero ambiente e i brevi momenti di esaltazione cedono il passo al ritorno alla normalità. Borsano, Mondonico, Policano e compagni hanno fatto sognare il popolo granata, il rientro nei ranghi dell’anonimato incombe, lo ritarderà di una stagione la brillante vittoria nell’edizione 1992-93 della Coppa Italia, ma Policano ha già indosso la maglia azzurra del Napoli.

Nei tre campionati in granata Policano, oltre a contribuire all’immediata risalita in Serie A con Fascetti allenatore, fa parte della rosa che, con MOndonico, si aggiudica la MItropa Cup 1991.

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