Pare che fra i calciatori sia più difficile addomesticare il piede destro che non il sinistro. In altre parole, chi è mancino incontra problemi a imparare a fare uso del destro, cosa che si rivela invece più agevole in un destro che deve educare il piede sinistro.
L’avventura calcistica di Osvaldo Ferrini, una delle grandi bandiere della Storia granata, si avvia proprio da questo gravoso impegno: trasformare il piede destro in qualcosa di calcisticamente utile, visto che al sinistro non aveva più nulla da insegnare.
A scovarlo, diligente difensore in una squadretta “uliciana”, il Valdosca, è il primo grande talent scout granata, Carlo Rocca, noto nell’ambiente dilettantistico cittadino come “Carlin” (da non confondere con Carlo Bergoglio, valente giornalista, pittore e caricaturista, anch’egli accorciato in Carlin).
Vedere Osvaldo giocare e prelevarlo per un provino al Filadelfia è tutt’uno.
Ancora una volta il fiuto di Rocca, fresco fondatore con l’ingegner Sella, della nidiata dei piccoli granata battezzati “balon boys” in onore di Adolfo Baloncieri, grande ex di un Torino vincente, non fallisce: Ferrini ha tutte le qualità per diventare un ottimo difensore.
Ma occorre pazienza e ancora qualche momento di attesa per vederlo all’opera in prima squadra. Intanto, è inserito in una compagine di ragazzi più che in gamba. È la squadra che, senza esitazioni, si aggiudica il Campionato ragazzi nel 1930 e bisserà il titolo nell’anno seguente. Un manipolo eccezionale di campioncini in erba destinati al successo e che nomi: Felice Borel, Mario Bo, Pepito Agosto, Giacinto Ellena…
Giunta l’ora occorre ancora un passaggio: la patente di promosso rilasciata dal trainer Karl Stürmer. Un omone, quasi calvo, carismatico, assai stimato, dal talento unico nel preparare a impegni più importanti i ragazzi granata del vivaio e anche guida della prima squadra. Un altro Carlo, dunque sulla via di Osvaldo verso l’affermazione.
Al primo incontro, si va subito al sodo: “In che ruolo tu giocare?”, l’italiano del maestro non è ancora a posto.
“Gioco terzino sinistro, signore”, è la risposta di Osvaldo, emozionato e felice, ignaro di quello che sta per accadere.
“Come detto: destro?”. Immaginando non abbia capito, Osvaldo ripete “sinistro”.
“No, destro”.
Per farla breve: se vuoi diventare un bravo calciatore, ascolta quel che ti dico. Non ti tolgo la scarpa sinistra, come facevano alcuni suoi colleghi, ma appena ti vedo toccare col mancino ti urlo dietro.
La sentenza è un piccolo dramma, ma Ferrini è un ragazzo quadrato, saldo, volitivo, Passato il primo spavento, si adegua e impara a usare il destro, secondo certi osservatori persino con maggiore eleganza e precisione che il sinistro, al quale demanda il rimando lungo e potente.
La stagione 1932-33 è quella dell’ingresso nel calcio che conta. Ferrini esordisce che sta per compiere 19 anni, lo fa, con buon profitto, ma non ancora prendendosi la titolarità, sul campo dei “tigrotti” della Pro Patria, dove il Torino registra un pareggio (1-1), con gol del sempre gagliardo Gino Rossetti. D’altra parte, il posto se lo deve conquistare pian piano nel tempo perché la concorrenza non scherza: Martin II, Monti III, Zacconi, Brunella, Zanello…
Il passo definitivo arriva nella stagione 1935-36. Gioca sempre e contribuisce alla conquista della prima Coppa Italia granata con la secca vittoria (5-1) sull’Alessandria.
Un ricordo indelebile, come quello della vittoria nel derby del 4 ottobre 1936, grazie a un gol di Remo Galli. “Erano sette stagioni che non c’era verso di battere la zebra! Si è vinto per 1-0. Nell’ultimo quarto d’ora la Juve voleva pareggiare a qualunque costo. Venivano giù come dannati i cinque attaccanti. Ho stretto i denti assieme a Brunella e non sono passati. A casa mia la sera si è mangiata una torta grossa così!”, amava ricordare.
Partita dopo partita ecco Ferrini approdare al primo Grande Torino. Nel 1942-43 gioca in coppia con Sergio Piacentini e si merita il titolo di Campione d’Italia e il secondo fregio della Coppa Nazionale. La stagione è il suo canto del cigno, anche se disputa ancora qualche incontro coi granata nel Campionato di guerra del 1944.
Fra campionato e coppe, nazionale e internazionali, sono 261 le sue presenze con la maglia granata.



