La stagione 1971-72 vede il Torino indossare divise che raccontano una conquista recente e prestigiosa: la quarta Coppa Italia alzata al cielo pochi mesi prima sotto la guida del capitano Giorgio Ferrini. Le maglie granata mantengono la sobrietà estetica tipica del calcio dei primi anni Settanta, ma si arricchiscono di un elemento simbolico di grande valore: la coccarda tricolore rotonda, cucita sul lato sinistro del petto.
Quel piccolo cerchio con i colori della bandiera italiana non è un semplice ornamento, ma il riconoscimento ufficiale dello status di detentori della coppa nazionale. Un simbolo che trasforma le divise in manifesti di identità e appartenenza, testimonianza tangibile del trionfo conquistato grazie allo spirito battagliero e indomito di capitan Ferrini e dei suoi compagni.
Prima maglia: il granata con il tricolore sul cuore.
La prima divisa della stagione 1971-72 mantiene continuità stilistica con l’annata precedente, confermando la formula collaudata delle due varianti stagionali. Nessuna rivoluzione estetica, ma un’evoluzione simbolica che impreziosisce il valore della maglia.
La versione estiva a manica corta conserva l’elegante colletto polo, dettaglio che conferisce classe e sportività alla divisa. Il tessuto leggero in cotone garantisce traspirabilità durante le partite dei mesi più caldi. Sul lato sinistro del petto, all’altezza del cuore, compare la coccarda tricolore: verde, bianco e rosso cuciti con cura, simbolo ufficiale della vittoria in Coppa Italia che Ferrini e compagni strappano al Milan di Rivera ai rigori.
Con l’arrivo dell’autunno la squadra passa alla variante a manica lunga con girocollo, realizzata in misto lana per offrire maggiore protezione termica. La coccarda mantiene la sua posizione d’onore sul petto, accompagnando i granata nelle fredde trasferte invernali.
I pantaloncini bianchi rispettano la cromia tradizionale, immacolati e privi di inserti decorativi. La semplicità domina: niente loghi, niente sponsor, solo il bianco puro che contrasta con il granata della maglia.
I calzettoni neri con bordo superiore granata completano l’insieme della divisa, creando un’armonia cromatica che lega tutti gli elementi. Il bordino granata rappresenta l’unico dettaglio decorativo delle calze, un richiamo cromatico essenziale ma efficace.
L’assenza dello stemma societario lascia spazio alla predominanza del colore granata, interrotta solo dalla piccola ma significativa coccarda tricolore. I numeri sulla schiena continuano a essere applicati e cuciti a mano, secondo gli standard produttivi dell’epoca.
La coccarda tricolore di Ferrini: il simbolo della conquista.
La coccarda tricolore sul petto granata porta con sé il sudore e la determinazione di Giorgio Ferrini, il capitano che guida il Torino alla conquista della quarta Coppa Italia. Per i tifosi, vedere il simbolo celebrativo sulla maglia significa rivivere la finale di Marassi, i rigori decisivi, il grido liberatorio di un trofeo che manca da troppo tempo.
Ferrini incarna lo spirito della vittoria: grinta, sacrificio, leadership nei momenti cruciali. Ora la coccarda cucita sul cuore della maglia granata racconta la sua storia e quella dei compagni che combattono al suo fianco. Non servono loghi commerciali o sponsor vistosi: basta il piccolo cerchio tricolore per trasmettere orgoglio e prestigio.
La maglia del 1971-72 diventa così iconica non solo per l’elemento decorativo, ma per ciò che rappresenta: la testimonianza tangibile di una squadra che, guidata da un capitano dal temperamento indomito, sa vincere quando conta davvero.
Seconda maglia: il bianco impreziosito dal tricolore.
La seconda divisa evolve rispetto all’anno precedente pur mantenendo la monocromia bianca. La novità risiede nell’applicazione della coccarda, che sancisce visivamente lo status di detentori della Coppa Italia anche sulla divisa alternativa.
Esistono due versioni stagionali: colletto polo per l’estate, girocollo a manica lunga per l’inverno. Il bianco domina incontrastato su maglia, pantaloncini e calzettoni, creando un look monocromatico di grande impatto.
Il tricolore sul petto bianco guadagna ancora maggiore visibilità, spicca con forza sul candore del tessuto diventando il punto focale della divisa. Verde, bianco e rosso cuciti sulla seconda maglia non sono solo un omaggio al trofeo, ma un messaggio di orgoglio che accompagna la squadra anche lontano dal Comunale di Torino.
Durante la Coppa delle Coppe, il Torino affronta i Rangers Glasgow indossando la seconda maglia sia in casa che in trasferta a Ibrox, nonostante gli scozzesi giochino tradizionalmente in blu. Una scelta che testimonia l’uso ancora “flessibile” delle divise da gioco nei primi anni Settanta, quando le regole sull’abbigliamento sportivo non erano dettate dalle logiche dell’attuale merchandising.
Il tessuto segue la medesima logica: cotone per l’estate, misto lana per l’inverno. La funzionalità atletica prevale su ogni considerazione estetica.
Maglia del portiere: il nero con il tricolore sul petto.
La divisa del portiere nella stagione 1971-72 mantiene il nero totale che caratterizza gli estremi difensori dell’epoca. Tuttavia, anche tra i pali arriva la novità simbolica più significativa dell’anno: l’introduzione della coccarda celebrativa.
Per la prima volta, il portiere granata esibisce il simbolo ufficiale della conquista della Coppa. La coccarda spicca con forza sul nero della maglia, creando un contrasto cromatico di grande impatto. Verde, bianco e rosso diventano l’unico elemento di colore su una divisa altrimenti totalmente monocromatica.
Le due versioni principali vengono confermate: quella con colletto polo leggermente scollato e laccetti (questi presenti solo nella divisa dei portieri) e quella più essenziale con girocollo. Entrambe sono realizzate in misto lana, materiale che garantisce resistenza ed elasticità necessarie per i movimenti acrobatici del ruolo.
Anche la divisa del portiere è senza lo stemma societario, come tutte le maglie dell’epoca. Solo la coccarda interrompe l’uniformità del nero, diventando l’unico elemento identificativo oltre al numero cucito sulla schiena.
Pantaloncini e calzettoni sono anch’essi neri, creando la classica silhouette monocromatica che distingue il portiere dal resto della squadra.
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