Francesco Graziani, detto “Ciccio”

"Graziani interpreta nel modo più schietto il ruolo di attaccante puro, capace di aderire, col massimo profitto, al canone della modernità".

“Ciccio Graziani, vent’anni e mezzo, è approdato al Torino ad una età che gli consente di sperare grandi cose dal calcio. Non solo, ma il Torino, considerato il particolare momento tecnico che attraversa, gli promette tutto quello che egli si aspetta. Succede, infatti, che Gianni Bui, l’estroso, classico torrione della prima linea della squadra di Giagnoni, a trentatre anni suonati, potrebbe prima o poi chiedere quel cambio che l’età irrevocabilmente comporta… Ciccio Graziani lavora e aspetta, dunque”, così il giornalista Salvatore Lo Presti, presentandolo, nell’estate del 1973.

Prima del gran passo al Toro, Graziani la sua trafila l’ha fatta tutta e con risultati confortanti, ottenuti anche al prezzo di sacrifici non da poco. Dalla Vis Subiaco al Bettini Quadraro di Roma (per allenarsi doveva andare su e giù dalla Capitale tre o quattro volte la settimana), poi dal Bettini all’Arezzo. E nell’antica città toscana la gavetta nelle minori, Primavera e De Martino, poi l’esordio in prima squadra. E ancora un anno a mezzo servizio fra titolari e giovani, infine la definitiva valorizzazione, con l’ultimo campionato tirato a buona andatura, dopo una partenza addirittura bruciante.

Sprizza felicità e consapevolezza quando, alle prime interviste in casa granata non esita a dire: “Sono approdato in una grossa squadra, addirittura alla squadra per la quale facevo il tifo da ragazzino. E questo è un particolare non fondamentale, ma sicuramente importante. Perché dove non bastano la volontà e la tecnica, può essere determinante la fede. So che devo aspettare ed aspetto con pazienza… ma  ho l’età dalla mia parte, e aspettare può aiutarmi, nel senso che ho ancora molte cose da imparare.

Devo imparare a tenere un po’ meno la palla, forse qualche volta a dribblare un po’ meno, a tirare un poco di più, a essere un po’ altruista. Ma mi accorgo che sto già facendo passi decisivi anche in questo senso. Mi basterà giocare una dozzina di partite in questa stagione, magari anche quindici, e segnare i primi gol granata della mia carriera”.

Quando qualche osservatore parla di lui come il nuovo Chinaglia o il nuovo Bui, Graziani si ritrae, certi confronti non gli garbano, non perché non lo gratifichino, ma solo perché il suo traguardo è quello di essere solo e soltanto Graziani e aggiunge: “Quando per parlare di me non ci sarà più bisogno di paragoni pur prestigiosi, allora vorrà dire che sarò vicino alla mia meta”.

Un traguardo che raggiunge molto presto, perché caparbietà e intelligenza, sposate a un fisico da corazziere e a una tecnica di ottimo livello, non possono che spalancargli la strada del successo. Sulle prime, più di qualcuno lo vede come un doppione di Pulici: alto, potente, coraggioso: non è che si pesteranno i piedi? Dapprincipio un poco è vero, ma è sufficiente spostare Paolino a sinistra e mettere lui, Graziani, al centro dell’attacco e il gioco è fatto.

In breve tempo i due si amalgameranno con esiti sorprendenti, vien da dire, goduriosi per la tifoseria granata, passando alla mitologia calcistica come una coppia irresistibile, battezzata i “gemelli del gol”.

Che la sorte di Graziani nel Toro sia segnata da ottimi auspici lo dimostra ciò che accade una domenica a Bologna in un match chiuso sul 2-2. Al quarto d’ora del primo tempo “Ciccio” va a segno è il suo primo centro, di una lunga trafila, con la casacca granata. In apparenza niente di strano: è un attaccante e gli attaccanti hanno il compito del gol, in realtà la giornata è specialissima perché cade nel giorno del suo compleanno: 16 dicembre 1973. Come meglio festeggiare i 21 anni!

La volata è ormai partita e la strada del giovane centravanti è solo più in discesa, anche perché si ritrova in una squadra che si sta facendo grande. Sotto la guida di Gigi Radice il Torino del presidente Pianelli agguanta il tricolore, dopo una lunga, paziente rincorsa.

Graziani è, in assoluto, uno dei grandi costruttori di questo titolo. Gioca con continuità e mette in mostra tutto il suo “sapere” calcistico. La patente è di qualità. Tutti riconoscono in lui un attaccante moderno, capace di offrire un repertorio, raffinato e potente al tempo stesso, al servizio delle esigenze di squadra.

Pur di dare il suo contributo, se necessario, giocherebbe anche in difesa, una generosità ampiamente dimostrata quando il 3 novembre 1976, nella sfortunata gara di ritorno di Coppa dei Campioni contro il Borussia di Monchengladbach. non ci pensa su due volte a infilarsi i guantoni da portiere per surrogare Castellini, terzo espulso di giornata fra i granata, entrati un tunnel di eccessiva agitazione.

Epperò quando qualcuno parla di lui ponendo l’accento proprio sulla generosità, un po’ si inalbera: “Sovente la critica mi liquida dicendo che sono un generoso, la cosa mi fa piacere, ma anche mi irrita, perché con questa etichetta bypassano tutto il resto”.

Tutto il resto, ovvero, diciamo noi: un fiuto per il gol più che raffinato, un tiro forte e preciso con i due piedi, uno stacco di testa perentorio come se ne vedono pochi sui campi continentali, un senso della geometria spiccato, la ricerca del compagno per scambi proficui, un coraggio leonino che non gli fa temere il contrasto e, su tutto, una voglia matta di sprigionare la potenza di un fisico strutturato al meglio.

Per farla breve, Graziani interpreta nel modo più schietto il ruolo di attaccante puro, capace di aderire, col massimo profitto, al canone della modernità.

Dell’affiatamento con Pulici già si è detto, ma vale ricordarne un momento, forse quello più simbolico. Il 3 febbraio del 1974 il Torino supera (2-1) in casa il Cesena. Per la prima volta i due goleador vanno a rete in coppia. Prima Pulici su calcio di rigore, poi, dopo il pareggio degli ospiti, il gol della vittoria di “Ciccio”.

Premesse e promesse di grandi cose, anche se quello che i due sono riusciti a fare si è spinto persin oltre ogni pur rosea aspettativa: che coppia!

Nelle sue stagioni in granata (1973-81) Graziani si è fregiato del titolo di Campione d’Italia (1975-76), di capocannoniere nella stagione successiva con 21 reti e ha maturato 47 maglie azzurre arricchite da 20 reti.

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