Denis Law, detto “the King”

"Veder giocare Law riconcilia col calcio. Il fisico, asciutto e nevrile, lo fa sembrare gracile, ma è illusione. Quando scende in campo si trasforma e sfodera un repertorio di gran classe. Lo scatto bruciante lascia sul posto l’avversario e quando parte in progressione palla al piede diventa irresistibile".

Vien da pensare a un segno del destino, come se Denis Law “avesse dovuto”, seppur brevemente, vestire la maglia granata. Nasce il 24 febbraio (1940), una  data che è speciale per la storia del Torino.

E’ il giorno di Guglielmo Gabetto (1916), il funambolico centravanti del Grande Torino, di Gigi Meroni (1943), la farfalla dalle ali spezzate troppo presto, ma anche di tanti altri ottimi giocatori, fra i quali Giancarlo Corradini (1961), difensore di vaglia. Purtroppo un distinguo è da farsi: mentre i suoi compagni di nascita, in granata hanno lasciato il segno, Law è passato nella storia del club con l’impeto bizzarro di una cometa, bellissima a vedersi, ma foriera di eventi singolari, quale appunto è stata la sua breve avventura a Torino.

Sin dalla prima volta in cui Law incontra la città, la maglia granata e i tifosi incontrano lui, succede il finimondo. Per ratificare il suo passaggio dal Manchester City si è previsto per il 6 giugno 1961 un match amichevole al Filadelfia.

L’attesa è grande, un po’ si gioca; segnano Giorgio Ferrini e proprio Law, peccato che sul più bello, fra la delusione e il disappunto di tutti, Zeus pluvio pensa bene di scatenare una vera e propria tempesta che impedisce il prosieguo della partita. Tuttavia, per quel poco che si è potuto cogliere, Law ha avuto lo stesso l’agio di far vedere quanto vale. Unitamente al centravanti britannico Joe Baker, nei piani della dirigenza granata, retta dal presidente Angelo Filippone, è destinato a comporre una coppia d’attacco di prim’ordine.

Le condizioni favorevoli per il suo trasferimento vanno ascritte a Gigi Peronace, un focoso e brillante calabrese innamorato del calcio che vive in Inghilterra e che, da “intermediario” ante litteram, ha posto le basi per l’affare.

Se già in patria il suo passaggio, con la cifra record per il calcio inglese pari a 150 milioni delle vecchie lire, aveva suscitato scalpore, ora il tesseramento in granata amplifica ancora di più la portata del fatto, perché il Torino ne sborsa quasi 200. Soldi ben spesi perché in merito alle qualità del giocatore non ci sono dubbi, il curriculum con cui si presenta è da primo della classe. Ha esordito con la maglia della sua Nazionale a 18 anni e mezzo (all’epoca un record per la Scozia), andando subito in gol contro gli eterni rivali del Galles.

Il Manchester City lo aveva prelevato dall’Huddersfield Town con una spesa importante e ora, dopo una sola stagione, non si lascia sfuggire l’opportunità di rientrare con abbondanza della pesante uscita economica, cogliendo una forte plusvalenza. Cifre che oggi fanno sorridere, ma che agli albori degli anni Sessanta erano un autentico patrimonio.

Anche se, nel pentagono d’attacco, Law potrebbe giocare in ogni posizione, il ruolo che meglio gli si addice è quello di interno di punta, viste le notevoli doti di stoccatore, testimoniate dalle 29 reti messe a segno nell’ultimo campionato in patria.

Le note tecniche che l’accompagnano, condivise dalla stampa italiana, sono chiare nelle parole del giornalista Leo Cattini, che scrive: “Lo scozzese Denis Law è un giocatore completo: ha scatto, padronanza della palla, velocità una volta lanciato, astuzia, precisione e una chiara visione del gioco: insomma tutto quello che occorre per brillare nella posizione di mezzala”. Un po’ fantasticando, viene alla mente un giocatore molto vicino, se non addirittura superiore, al francese Michel Platini.

Tutto vero e Law fa in fretta a dimostrarlo. I tifosi granata non credono ai loro occhi, vista la caratura eccezionale e il non trascurabile particolare che porta sulle spalle il numero 10: arrivare, con un fremito di orgoglio, a Valentino Mazzola ci vuol poco. Le promesse sono tante.

Un Torino uscito malconcio da tante singhiozzanti stagioni (fra cui quella del primo scivolone in B) sta finalmente rialzando il capo, per riprendersi quel posto che gli spetta nell’eccellenza del nostro calcio. Sotto la guida di Beniamino Santos, a un valido gruppo di giovani si accosta uno zoccolo di uomini d’esperienza, un insieme coronato dalle ciliegine dei due nuovi acquisti, deputati a innescare il cambio di marcia che in realtà avviene fra il tripudio del mondo granata.

Veder giocare Law riconcilia col calcio. Il fisico, asciutto e nevrile, lo fa sembrare gracile, ma è illusione. Quando scende in campo si trasforma e sfodera un repertorio di gran classe. Lo scatto bruciante lascia sul posto l’avversario e quando parte in progressione palla al piede diventa irresistibile. Il dribbling è come una scossa elettrica: fulmina. Pertinente il parere di Giancarlo Cella, che così si esprimeva sul compagno: «Un talento impressionante».

Con lui in squadra ci sentivamo più sicuri e capaci di vincere qualsiasi partita, come se giocassimo in dodici. Certo, era fatto a modo suo, non amava la disciplina, ma quando decideva di giocare… Ricordo che in quella stagione 1961-62, alla fine del girone d’andata eravamo secondi soltanto all’Internazionale, avendo per di più fatto nostro anche il derby con una rete di Baker. Poi, purtroppo, accade l’incidente e tutti noi ne risentimmo».

Già, l’incidente. L’8 febbraio 1962, all’alba, l’auto su cui viaggiano, nottambuli, i due britannici, in verità mai ambientatisi a Torino, si schianta in un terribile incidente. Campionato finito per Baker, ancora lo scorcio di fine stagione per Law, ma solo per innescare l’ennesima polemica. Corre voce di un suo passaggio alla Juventus, convinta che in bianconero il bizzoso scozzese metterà la testa a posto.

La veemente reazione del mondo granata e dei tifosi più accesi, lo impedisce; Law se ne torna a casa. Il Torino lo piazza al Manchester United, recuperando i quattrini investiti.

Si chiude in questo modo la sua avventura in granata Solo due anni dopo verrà premiato come miglior giocatore europeo. Al Toro e ai suoi tifosi non resta che un forte rammarico per quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

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