Giancarlo Corradini, “il Gianca”

"Un tasso tecnico, sin da subito, improntato su eleganza e precisione nel tocco, che si miscelano in movenze coordinate".

Quasi sempre ben dosate, calibrate, le coppie dei terzini granata, almeno fino a quando il ruolo ha mantenuto un suo tradizionale senso tattico, completamente trasformatosi per lo meno nell’ultimo decennio, sulla scacchiera del gioco.

Prima Morando II-Martin II, poi Monti III e, ancora, l’inossidabile Cesare; dopo di loro Piacentini-Osvaldo Ferrini, un altro instancabile, rincalzati da Aldo Ballarin-Virgilio Maroso, la fantastica coppia del Grande Torino, una eredità imbarazzante, raccolta con coraggio e umiltà dal duo Lino Grava-Cuscela. Se per la rinascita ci sono Scesa-Buzzacchera e Poletti-Fossati per il ritorno al titolo ecco Salvadori-Santin.

Giancarlo Corradini deve attendere una stagione l’arrivo del compagno ideale, per integrare, in coppia con lui, questa breve rassegna: Giovanni Francini.

Anche un po’ incrociate non solo in  campo le loro carriere: Corradini prelevato dalla Reggiana, Francini svezzato dalla Reggiana, come se, quel crescere con la maglia granata della squadra emiliana, li avesse in qualche modo predisposti al passaggio in quella, assai più pesante da indossare, del Torino.

E il fertile vivaio del Sassuolo – ancora di là da venire la bella realtà del nostro calcio professionistico – a dare le prime precise impronte stilistiche e di gioco a Corradini. Se per alcuni ragazzi prima di imboccare la strada del ruolo definitivo, che diventerà maestra nel corso della loro carriera, i primi calci si muovono nell’incertezza della scelta (difesa o attacco, centrocampo o difesa…), per Giancarlo non ci sono dubbi, né da parte sua né da chi già intravede in lui un calciatore professionista di livello: difesa.

Non sono pochi gli spunti che lo suggeriscono. In prima battuta un fisico importante, non di quelli massicci, ma armonico, ben sviluppato in altezza e nella proporzione delle forme; c’è poi un tasso tecnico, sin da subito, improntato su eleganza e precisione nel tocco, che si miscelano in movenze coordinate; anche se la grinta non è quella dei mastini, spesso fallosi, che ringhiano agli stinchi dell’attaccante, denuncia un livello più che buono per agire nel contrasto sull’uomo; infine l’intelligenza del sapere stare a posto nel quadrante difensivo, senza al contempo sguarnire il reparto, le volte in cui l’occasione del gioco lo porta in avanti, al sostegno dell’azione offensiva.

Fattagli spurgare la prima stagione in cui non di rado subentra a gara in corso, il trainer Eugenio Bersellini – fortemente voluto dal neo presidente Sergio Rossi – non ha più remore: Corradini è il suo titolare fisso sulla fascia destra della retroguardia.

Dapprima, nel settore opposto, a fargli da contraltare è Paolo Beruatto – un autentico granata doc, sovente non valutato come in realtà meriterebbe e per l’attaccamento e per il notevole numero di presenze con la maglia del Toro – poi ecco il compagno perfetto, per dare forma a un duo da potenziale maglia azzurra (purtroppo, diversamente da Francini, per Giancarlo non ci sarà mai posto fra i “moschettieri”).

Per quattro intense stagioni il tandem viaggia a meraviglia, promosso a pieni voti anche dal Gigi Radice, subentrato a Bersellini per un rientro imprevisto e non da tutti ben visto. Ma, si sa, una delle caratteristiche di Radice era quella, appena padrone dello spogliatoio, di dare una gran carica alla squadra, un complesso ardito, coraggioso, che si inventa un Campionato di grande livello, fino a lambire un titolo che finisce in quel di Verona, ma che avrebbe potuto tingersi di granata, solo che in tutto l’ambiente, giocatori per primi, ci fosse stata la convinzione che farcela non rispondeva a una “mission impossibile”. Un vero peccato.

Con una maturità calcistica che si fa via via più concreta, per Corradini arriva anche l’opportunità di prendersi qualche applauso in più dalla tifoseria, andando qualche volta in gol. Il primo, che è sempre quello più bello, quale che sia il modo con cui lo si ottiene, arriva il 27 gennaio 1985, nella partita interna con la Cremonese. Schachner viene stesso all’altezza della bandierina del calcio d’angolo, la punizione è calibrata a centro area da Junior che appoggia la palla sul primo palo, il centrale grigio rosso Pancheri sballa il rinvio, Corradini che si è spinto in area, ne approfitta: si trova il pallone sul piede e non fa che appoggiarlo in rete. Niente di che, ma la soddisfazione c’è, eccome, anche perché il punto vale una vittoria, che i granata mettono insieme non senza fatica.

Ma al Toro la parola pace è sconosciuta: nell’estate del 1987 Francini è ceduto al Napoli, la tifoseria insorge, contesta, il presidente Rossi si fa da parte. L’estate dopo, con Mario Gerbi presidente, non va meglio e questa volta a fare le valigie è proprio Corradini che, spedito pure lui sotto il Vesuvio, va a ricomporre, ma con la regia di Diego Maradona, un asse difensivo che si conquista una bella serie di trofei.

Nota a margine: Corradini nasce il 24 febbraio, un giorno che vien da dire incredibile per la storia granata: Ovviamente in anni diversi, in questa data speciale è accompagnato da: Gabetto (1916), Law (1940), Meroni (1943, Barbaresi (1948), Farris (1971), Osmanovski (1977) e, recentissimo, Rafael Obrador (2004).

Per votarlo nel sondaggio, scegli tra i giocatori contrassegnati con il numero 2 (Terzino di destra).