Il sipario su le “notti magiche” di Italia ’90, calato impietoso nello scenario del San Paolo di Napoli per i rigori patiti dall’Argentina di Maradona, aveva negato all’Italia una finalissima che, tutto sommato, avrebbe anche meritato, questo, alla fine, il motivo per cui il c.t. Vicini era rimasto alla guida degli azzurri, ma solo per essere giubilato un anno e mezzo dopo, avendo fallito la qualificazione all’Europeo del ’92.
Come sostituto la Federazione opta per Arrigo Sacchi, che lascia temporaneamente il Milan del presidente Berlusconi, portato ai massimi livelli nazionali, continentali e internazionali. Si tratta di un tecnico moderno, con idee innovative, a volte contestate, ma a favore del quale parlano i fatti.
Fra alti e bassi, Sacchi centra il mandato: ai Mondiali di USA ’94 gli azzurri approdano alla finalissima col Brasile da giocare nel grande stadio di Pasadena. Il 17 luglio 1994 chi si attende una gara vibrante resta deluso, alla fine, dopo un match soporifero e banale, la stella di campioni va ai sudamericani grazie a una maggiore precisione nei calci di rigore.
Nell’undici italiano che si gioca il titolo compare, mosca veramente rara per i tempi, un giocatore del Torino: il jolly Roberto Mussi, dalla folta capigliatura rossiccia. E’ alla sua quinta presenza in azzurro. E’ già sceso in campo in occasione degli ottavi e della semifinale, gare vinte contro Nigeria e Bulgaria. Nel reparto difensivo sa giocare in ogni settore e lo sa fare con grande correttezza e lucidità.
Resta, ad oggi, il solo giocatore al momento in forza al Torino ad aver disputato una finale del Mondiale.
Difficile immagine che ci vorranno vent’anni prima che qualche altro granata compaia nella rosa degli azzurri partecipanti alla fase finale di un Mondiale.
Eppure, questa è l’esatta fotografia di ciò che accade al Torino. L’iniezione di orgoglio, il sussulto di fierezza iniettati nella gestione del Club dal presidente Borsano e dal tecnico Emiliano Mondonico, con il Torino approdato al terzo posto in Campionato e alla finale di Coppa UEFA nel maggio del 1992, si sono affievoliti troppo presto e la squadra ha fatto in fretta a scendere dai piani alti a quelli pericolosi della classifica.
Tanto è vero che, prima del sopraggiungere del nuovo Mondiale di Francia ’98 (7° edizione FIFA) nella infausta stagione 1996-97, presidente Gian Marco Calleri (cui subentrerà Massimo Vidulich), era arrivata la terza discesa fra i cadetti, un purgatorio protrattosi per ben tre stagioni. Immaginare che un qualche pur bravo granata potesse essere convocato era dunque impensabile e non poteva che alloggiare nel mondo delle utopie.
Assolutamente consequenziale, dunque, che il colore del Toro si ammainasse del tutto e consecutivamente in occasione di più edizioni dei Mondiali: Francia ’98, Giappone-Corea del Sud 2002, Germania 2006 (quando gli azzurri tornano sul tetto del mondo per la quarta volta!), Sudafrica 2010: zero i giocatori granata presenti fra i convocati per le fasi finali.
Tornando al 2006, si immalinconiscono i tifosi del Toro a considerare come fra i convocati per la fase conclusiva che sarà trionfale, compaiano rappresentanti di squadre assai meno blasonate come Lazio, Udinese e Palermo (che ne conta addirittura quattro scelti dal c.u. Marcello Lippi).
Finalmente, dopo tante assenze, è solo nell’edizione del 2014 in Brasile, vent’anni dopo le prestazioni a USA ’94 di Roberto Mussi, che nuovi riflessi granata si rispecchiano, seppure rapidamente, sul Mondiale.
Fra i 23 ragazzi che il c.t. Cesare Prandelli porta al Mondiale spiccano i nomi di tre giocatori del Toro: il difensore Matteo Darmian, e gli attaccanti Alessio Cerci e Ciro Immobile.
Un contingente corposo, inferiore solo a quello di Argentina ’78 che comprendeva Zaccarelli, Claudio e Patrizio Sala, Graziani (scesi in campo), Pulici e Castellini in panchina. A tanta grazia azzurra corrisponde, gioco forza, un Torino che, una volta consolidata in due stagioni la massima serie, guidato da Giampiero Ventura, ha chiuso un Campionato brillante al settimo posto, meritandosi, seppure di rimbalzo per l’esclusione del Parma, la partecipazione ai preliminari di Europa League
Pur se l’avventura dell’Italia si ferma presto per inopinate sconfitte con Costarica e Uruguay, per il mondo granata c’è comunque la soddisfazione di annotare a Darmian tre presenze (Inghilterra, Costa Rica, Uruguay), due a Immobile (Inghilterra,Uruguay) e una a Cerci (Costa Rica).
Con l’edizione brasiliana del 2014, ma è dibattito di questi giorni, la qualificazione italiana alla fase finale del Mondiale si trasforma in un incubo , diventando una meta irraggiungibile. Ci fanno stare a casa, in decisivi, drammatici match che ci vedono sconfitti: nel 2018 la Svezia (Ventura c.u.), nel 2022 la Macedonia del Nord (Mancini c.u., un tonfo inatteso, dopo la brillante vittoria all’Europeo dell’anno rima) e quest’anno la Bosnia Erzegovina (Spalletti-Gattuso c.u.).
Che tristezza!



