Si può serenamente dire che il primo Campionato del dopoguerra, quello del 1945-46, il Grande Torino lo vinca due volte.
La prima imponendosi nel Campionato Alta Italia, la seconda aggiudicandosi il Girone Finale a 8 squadre, 4 nordiste e altrettante del centro-sud, fra queste un brillante Napoli, all’epoca società di Serie B.
Nella partita di andata al Vomero, due reti di Gabetto – solito segnare sotto il Vesuvio – hanno chiuso presto la pratica nella mezzora iniziale, ora al Filadelfia, per il ritorno, gli azzurri sono fiduciosi in qualcosa di meglio. Non hanno però fatto i conti con l’orgoglio dei Campioni. Nel match precedente sono stati piegati 2-0 a San Siro dal Milan, una sconfitta pesante che aveva consentito alla Juventus di salire a pari punti coi granata in testa alla classifica.
Ne deriva che si deve battere il Napoli a tutti i costi e i malcapitati azzurri sono costretti a prenderne atto subito subito, incappando in uno dei mitici quarti d’ora d’inferno che i granata sapevano imbastire quando intendevano chiudere un
match.
“Il Torino ha fatto rispettare in pieno il suo diritto di padrone di casa. I granata si sono assicurati l’incontro del primo quarto d’ora del primo tempo. Un quarto d’ora, creda chi legge, davvero irresistibile, come accaduto nei migliori momenti di questa stagione.
Si sono succedute tre reti imparabili, costellate da due-tre altre occasioni incredibili, mancate per ragioni che viene da definire imponderabili. Poi Mazzola si ferma, altri rallentano, la squadra pare paga e vivacchia”.
I gol arrivano a raffica: 6°-8°-13° minuto e portano la firma di Castigliano, Loik e Mazzola. Squassato, il Napoli ha un sussulto d’orgoglio e ammorbidisce il colpo con un bel gol dell’ex Baldi. Se solo Andreolo, di solito preciso, non si facesse parare un calcio di rigore da Bacigalupo, si sarebbe potuta immaginare un’altra partita.
E allora, per evitare questa sgradevole eventualità, ecco i granata, una volta rientrati in campo dopo l’intervallo, tornare a farsi furiosi e riaccendere i motori all’ora di gioco per il frammento finale di partita nuovamente infuocato.
A inserire la chiave nel cruscotto è Castigliano. Sta attraversando un periodo di forma smagliante, sta bene, ha tanta energia da spendere. Prima del novantesimo segna ancora tre reti, cogliendo così un poker di gol, in mezzo ci sta un ulteriore punto di Loik.
Il rapido calcolo ci porta a Torino 7-Napoli 1.
Con questa impresa Eusebio Castigliano lascia un segno profondo, la sua “zampa di velluto” – così lo chiamano i tifosi – si può ben dire che oggi si è trasformata in un artiglio di acciaio.
Dovrà trascorrere più di mezzo secolo perché un altro giocatore granata riesca a fare tanto, sebbene in Serie B: Marco Ferrante in Torino-Reggina (4-2) del 5 gennaio 1997.
Da ultimo una scenetta simpatica.
A fine partita Castigliano, l’eroe di giornata, mentre ne riceve i complimenti, scherza con i compagni. La data delle nozze con la sua giovanissima Wanda è vicina; manco a farlo apposta, la richiesta della giovane per la luna di miele, si era focalizzata Napoli!
Meglio essere prudenti dice Eusebio: dopo l’exploit odierno forse sarà salutare non farsi tanto vedere da quelle parti!



