La IX edizione dei Mondiali del 1970 (ultima per la Coppa Rimet, assegnata in via definitiva al Brasile per essersela aggiudicata tre volte) si giocherà in Messico. I quattro anni trascorsi hanno lenito e rimarginato la ferita Corea, grazie alla vittoria azzurra, nell’estate del 1968, nella terza edizione del Campionato d’Europa (due i granata in rosa: Lido Vieri e il recuperato all’azzurro Giorgio Ferrini). Nella finalissima di Roma contro la Jugoslavia le reti di Anastasi e Gigi Riva avevano mandato l’Italia sul tetto del calcio continentale.
Vincere fa sempre bene, tonifica gli animi e accende le speranza, così, quando arriva il momento, sono tante quelle di far bene in terra messicana, dove si arriva per le fasi conclusive dopo aver lasciato per strada nelle eliminatorie, tra ottobre e maggio: Galles, Germania Est e Bulgaria.
Il tricolore è andato al Cagliari del bomber Gigi Riva e del tecnico “filosofo” Manlio Scopigno; da parte sua il Toro ha chiuso al settimo posto un campionato dal modesto valore sia agonistico che tecnico. Difficile per i granata, dunque, provare a mettersi in luce in ottica Nazionale.
Ce la fanno soltanto due difensori: Fabrizio Poletti e il decano Giorgio Puia che pur arrivando in Messico da titolare nel ruolo di stopper, nel primo match si vede inaspettatamente messo in disparte a pro di Comunardo Niccolai, dal c.t. Valcareggi, intenzionato a formare con Pierluigi Cera la coppia centrale del Cagliari che tanto bene aveva fatto in campionato. Deluso, Puia scivola fra i rincalzi con il compagno Poletti, e non vestirà mai più l’azzurro.
Una risicata vittoria con la Svezia e due mortificanti pareggi a reti bianche con Uruguay e Israele sono lo stesso sufficienti a spedirci ai quarti da giocare nella “Bombonera” di Toluca contro i padroni di casa del Messico. Il match inizia male, ma finisce in tripudio grazie a un Riva in stato di grazia che insacca due reti del 4-1 finale.
In semifinale ci tocca la Germania Ovest, rivale di sempre. Allo Stadio Azteca di Città del Messico va in scena un condensato di emozioni che appassiona il mondo intero. Chiuso 1-1 il tempo regolamentare si va ai supplementari e si entra, per giocatori e spettatori, in un vero e proprio thriller a cui prende parte anche il granata Poletti, chiamato al 91’ a rilevare Rosato.
E caso vuole che sia proprio lui, appena entrato, a favorire, con una incertezza, il provvisorio vantaggio tedesco di Müller, fortunatamente subito tamponato da Burgnich, rinvigorito per noi da Riva e ancora una volta impattato da Müller per un pazzesco 3-3! Ma non è finita perché, in extremis, Gianni Rivera, raccolto un traversone di Boninsegna, con un tocco d’interno spiazza da campione il portiere tedesco e consegna all’Italia, dopo 32 anni (Parigi ’38) la finale col Brasile (poi persa 4-1).
In tutto questo, ci piace ricordare come, sebbene minimo, un pizzico di merito spetti pure al granata Poletti.
Saltando il disastroso Mondiale di Germania ’74 (quello delle bizze del laziale Giorgio Chinaglia), in cui il Torino è presente con i rincalzi, mai scesi in campo, Luciano Castellini e Paolo Pulici, è nell’edizione successiva in Argentina (11° Mondiale, II edizione della nuova Coppa FIFA) che, finalmente la tinta granata sui giochi può distendersi con maggiore intensità.
Per il Torino sono anni favorevoli. Il presidente Orfeo Pianelli ha finalmente completato l’opera e la squadra sin dall’inizio degli anni Settanta, oltre al titolo del 1975-76, continua a chiudere il campionato ai piani alti della classifica.
Sono pertanto parecchi (come avvenuto negli anni Venti e al tempo del Grande Torino), i giocatori granata che il c.t. Enzo Bearzot convoca in azzurro e molti in più potrebbero essere non ci fosse in contemporanea una forte Juventus il cui blocco è di norma preferito dal tecnico azzurro.
In sei tengono alto il blasone granata, quattro scendendo in campo: Renato Zaccarelli, Claudio e Patrizio Sala, Francesco Graziani, due Eraldo Pecci e Paolo Pulici in panchina. Fra qualificazioni, semifinali e finale per il terzo posto (persa 2-1 col Brasile), la palma d’onore tocca a Zaccarelli con 5 presenze (Francia, Argentina, Germania Ovest, Austria e Olanda) e una meravigliosa rete nel match con la Francia; lo seguono Graziani con 3 gettoni (Ungheria, Austria, Olanda), Claudio Sala con 2 (Olanda, Brasile) e Patrizio con uno (Brasile), tutti e tre senza reti.
È un’Italia molto positiva fermata dall’approdo in finale soltanto da una grande Olanda che perderà però nuovamente il titolo, come quattro anni prima in Germania, ma questa volta a pro dei padroni di casa dell’Argentina. Un ottimo Mondiale per i colori granata e azzurri, che pare preannunciare il botto del successivo: Spagna ’82.
È un vero peccato che Beppe Dossena e Franco Selvaggi, i due granata, facenti parte della rosa azzurra al trionfante Mondiale del 1982 non abbiano mai avuto l’opportunità di scendere in campo anche solo per uno spezzone di gara; il primo, in particolare, se lo sarebbe meritato.
Vanno assai peggio per i colori del Toro le successive edizioni del Mondiale, sia per le fasi finali di Mexico ’86 che di Italia 90’, a scorrere l’elenco dei convocati rispettivamente dai c.t. Bearzot e Vicini, non si trova nessun granata, neppure fra i rincalzi.
Non è certo un caso: nella stagione 1988-89 il Torino è sceso per la seconda volta nella sua storia fra i cadetti della Serie B, frutto dei tanti mutamenti avvenuti in seno alla società che non hanno certo aiutato a stabilizzare formazioni granata di spicco.



