Prima di lui solo per Gianni Bui la tifoseria granata si è inventata un coro da stadio tanto personalizzato e ritmato: “E’ lui, è lui, è Gianni Bui”, tuonava la Maratona, al battere di vigorosi tamburi quando la “torre” granata, così utile al gioco del trainer Gustavo Giagnoni, faceva il suo ingresso in campo.
Nel caso di Kamil Glik l’assonanza non è calata in rima, ma in un quanto mai efficace, dal punto di vista sonoro, ripetersi rapidissimo e incalzante del suo cognome:”glik, glik, glik, glik…” che si esauriva in un largo e meritato applauso.
Glik, indubbiamente uno da Toro e subito battezzato “guerriero”, un titolo azzeccato per più di un motivo. Dispone di un fisico importante, di quelli che, come si dice in gergo, si fanno “sentire”; il suo modo di giocare è tutto impeto, improvvisazione e slancio, proprio come un combattente che in battaglia si fa guidare più dall’istinto che dal raziocinio; non si concede finezze – sa che sarebbe chiedere troppo alla sua tecnica calcistica – ma fa della concretezza l’arma da sfoderare quando il tackle si fa duro e il contrasto sull’uomo deve uscire vincente.
Inutile sottolineare come tutto questo si sposi al bacio con quanto, da sempre, i tifosi chiedono a chi veste la maglia granata e in particolare a quelli che, giocando in retroguardia, hanno il compito di montare una salda vigilanza alla porta. Il ruolo di centrale di difesa, con licenza di proiezioni in avanti, gli calza a pennello e lui lo interpreta come dio comanda, tanto che pensare a Mario Rigamonti, Piero Grosso, Angelo Cereser, Luciano Zecchini, Enrico Annoni o – classe a parte – Giorgio Puia e Roberto Rosato non sembra confronto poi così azzardato.
Comincia presto – come ormai accade a tanti, in questo calcio moderno che, per guadagno, tende ad anticipare l’ingresso di un giovane nell’arena che conta – Kamil Glik e lo fa in una delle “cantere” più illustri, quella del Real Madrid, ma la fioritura promessa forse non appaga e, dopo un rientro in patria, eccolo nel nostro calcio (2010), convocato dal Palermo del vulcanico presidente Zamparini. Un ingaggio subito “girato” al Bari, dove c’è un tecnico che impara a stimarlo, Gian Piero Ventura.
È da questo primo incontro che prende il via la sua esperienza in granata, perché è lui uno dei primi nomi nella lista di Ventura, quando il d.s. Gianluca Petrachi, lo chiama sulla panchina del Torino del presidente Urbano Cairo, un Torino che, al terzo anno filato di cadetteria non ne può più e ha tutte le intenzioni di riprendersi il posto che merita nella massima serie. Per Glik, nel rigoglio della sua pienezza calcistica, giocando con continuità, è l’occasione per farsi professionista vero. Il campionato 2011-12 viene affrontato e vinto dai granata con determinazione e, soprattutto, nella convinzione di potercela fare, contando in organico, giocatori di peso come il capitano Rolando Bianchi, il navigato Giuseppe Vives e giovani di certo futuro come D’Ambrosio, Darmian, e il prodotto del vivaio Ogbonna.
A Glik spetta il comando della retroguardia, un compito che svolgerà con coraggiosa audacia per altre quattro stagioni in A, cogliendo le sue più belle affermazioni in granata nel 2014-15, non solo per la bella cavalcata in Europa League che lo vede guerriero autentico, ma anche per prestazioni di eccellenza in campionato, insaporite da ben sette reti, fra cui una epica doppietta vincente a spese del Genoa nel match interno del 21 dicembre 2014.
Se in fatto di coro folcloristico Bui lo precede, nella sua avventura al Torino non si lascia comunque sfuggire qualche simpatico primato. E’ il primo giocatore polacco della storia granata, aprendo la strada ad altri come Linetty e Walukiewickz e mai nessuno prima è riuscito a farsi espellere nei due derby d’annata. Sono le prime stracittadine che disputa, “sente” il confronto, si batte al cospetto di una rivale che vincerà il titolo, e il rosso di due cartellini lo punisce.
Ma c’è ancora un altro, più tenero, primato: quando Rolando Bianchi saluta il popolo granata, Ventura gli affida i gradi di capitano: Glik è dunque, il primo calciatore straniero a leggere, il 4 maggio, i nomi dei Campionissimi che compaiono incisi in granata sulla grande lapide al colle.
Salvo la riconquista della Serie A nella stagione 2011-12, Kamil Glik mentre è in forza al Torino (da cui si separa per
approdare al Monaco) non vince nulla, ma resta lo stesso nel cuore di tanti.
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