Campo Filadelfia: 20 aprile 1947-Torino-Vicenza 6-0.
A seguire la sequenza delle reti: 29’-30’-31’-32’-57’-64’.
In questo tabellino non c’è errore, né chi legge lo ha fatto male.
È proprio così: 29’-30’-31’ et voilà, a voi Valentino Mazzola, il “mago” che per tre minuti ha fatto sparire la palla agli avversari vicentini per fargliela ritrovare al fondo della loro rete: tre gol in tre minuti.
Da restare senza parole: non resta che condividere ciò che scriveva il giornalista Luigi Cavallero: “Trascorsi sette minuti dal gol iniziale di Loik, ecco presentarsi alla ribalta il tenore della compagnia. Mazzola è il campione che quando si produce nei suoi numeri migliori sbalordisce, entusiasma la folla, trascina i compagni, schianta gli avversari. Piomba sulla palla e avanza. Scarta a
dritta e a manca, trova la via giusta, scocca il tiro”.
Partire, nel descrivere questo match, dalle sue tre perle non è fare un torto ai 90 minuti di gioco, ma solo rendere omaggio a un fuoriclasse.
Spacca la mezzora: Mazzola, ricevuta palla da Ferraris II, fa partire un tiro radenze che si infila nell’angolino a sinistra del portiere vicentino Romano. Passa un minuto e su azione nata da una rimessa laterale di Ossola, due sono i granata che si presentano soli in area: Grezar e Mazzola. A chi tocca? Il capitano non fa tanti complimenti, sembra dire” ci penso io” e la mette in rete con un bolide imprendibile.
Trascorrono altri sessanta secondi ed eccolo nuovamente al limite dell’area, padrone della sfera. Di nuovo tutto in un lampo: dal suo piede elettrico parte una sciabolata che non dà scampo. Sono in tanti, in tribuna e sugli spalti, a cercare di ricordare un precedente, invano; e gli applausi a scena aperta scrosciano.
Il primo tempo si chiude dunque sul punteggio di 4-0 per i granata che hanno letteralmente dato spettacolo.
Rientrano demotivati, i vicentini. Non che, ospiti del Filadelfia, immaginassero chissà che; tuttavia teneva alta la loro confidenza nel riuscire a tener testa ai granata il fresco ricordo di una partita di due stagioni prima, quando proprio da quella “fossa di leoni” erano usciti indenni, rimediando un pareggio a reti bianche che li aveva galvanizzati. Ma oggi, non loro soltanto, ma chiunque altro le avrebbe prese e sode, troppo forte il Torino con un Mazzola in tale stato di grazia.
Resta solo sperare che il già congruo bottino abbia accontentato i Campioni. Così è, infatti, tanto che il Toro se la prende comoda: ora la scena non è più della squadra nel suo complesso, ma passa ai singoli, ai loro virtuosismi. Nessuno ha intenzione di infierire, tuttavia, pur evitando l’acceleratore, ai granata scappano lo stesso ancora due reti, quasi che evitare di farle fosse più difficile che realizzarle. Ferraris II e Gabetto portano a sei il monte premi di gol.
Da parte sua Mazzola, si è limitato al centrocampo: ha rimediato una contrattura e non vuole che il danno peggiori.
Con il gol ha intenzioni serie, se è vero che a fine Campionato i suoi centri saranno ben 29, impresa che per un interno di regia e spola sa di straordinario.



