Un derby come questo sta riposto nel cassetto dei sogni di qualsiasi appassionato che può godere della stracittadina. Quando poi quel tifoso porta le insegne del Toro, considerata l’enorme sproporzione di mezzi da sempre presente fra i due club torinesi, la goduria per la vittoria sconfina nell’estasi.
L’immagine è la solita, quella di un Golia che viene abbattuto non dalla potenza di una cannonata ma dal semplice impatto con un sasso. In verità, non sassi bensì macigni, sono le bordate granata che costano carissimo alla Juve che non solo smarrirà il titolo a pro della Roma, ma si affloscerà anche in Coppa Campioni contro l’Amburgo.
Sulla carta ai granata è concesso poco: la Juventus ha arricchito in modo lussuoso la sua rosa, aggiungendovi petali pregiati: Platini e Boniek. Passa un quarto d’ora è la gara sembra già segnata: Paolo Rossi, a modo suo, infila Terraneo, sfruttando con rapidità un retropassaggio sciagurato dell’olandese granata Van de Korput. Quando poi Platini insacca, sulla ribattuta di Terraneo, un calcio di rigore ottenuto per l’atterramento in area di Boniek, viene spontaneo pensare a una pietra tombale sul match.
Ma nel Torino c’è Dossena, in giornata da supereroe. Come accadeva con un altro numero 10, Valentino Mazzola, Beppe si prende la squadra sulle spalle e la trascina alla riscossa.
70’: Galbiati, dopo un rapido scambio con Bonesso, la mette al centro dell’area juventina dove Dossena, con un colpo di testa, quasi morbido ma piazzato, rende vano il gesto di Zoff.
72’: da Dossena a Beruatto, altro gran bel centro per il ragazzo del “Fila” Alessandro Bonesso che quasi si inchina per colpire anche lui di testa e mettere di nuovo la palla fuori dalla portata del portiere juventino.
La Juve è alle corde, la luce in casa bianconera si è spenta. Fra reciproci rimproveri, i bianconeri non possono immaginare che la perfetta tempesta granata che si sta abbattendo su di loro non ha ancora toccato l’acme.
74’: Zaccarelli allunga sulla destra dove Van de Korput avanza e crossa a mezza altezza, sulla palla si avventa in semirovesciata Torrisi: stupendo colpo al volo che schizza sulla linea bianca di porta e firma, col gol più bello della sua carriera, la grande vittoria granata.
Delirio Toro allo stato puro. L’allenatore Bersellini sommerso dall’abbraccio dei suoi ragazzi. Nel poco che resta da giocare, tanto affanno, ma tutto si chiude con il perentorio fischio dell’arbitro Lo Bello che confesserà di essersi sinceramente divertito.
Il rammarico in casa Juve ha il commento laconico di Platini: “Se non avessi segnato il penalty, avremmo vinto. Sul 2-0, in modo presuntuoso, ci siamo seduti, convinti di avere la vittoria in pugno e dimenticando che stavamo giocando un derby”.
L’euforia dei granata ha tante voci.
Dossena: “La nostra fortuna è stata quella di accorciare quasi subito, dopo la seconda rete juventina. Da quel momento abbiamo cominciato a dilagare, schiacciandoli nella loro metà campo e siamo andati… fino in fondo!”.
Terraneo: “Che dire? Una vittoria che ha dell’incredibile. Rimontare due gol alla Juventus e andare a batterla: un’impresa enorme”.
Torrisi: “Il mio gol più bello. Lo devo a Bersellini che mi ha dato fiducia. Sostituito da Corradini, ho vissuto l’ultimo quarto d’ora, rannicchiato dietro a una porta, al fischio finale mi sono messo a piangere”.
E, come lui, i commossi sono tanti, perché per un granata vincere un derby in un modo così palpitante è cosa che merita per davvero lacrime sincere e spontanee.



